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Le "guerre dell'oppio" (1) PDF Stampa E-mail
ImageL'oppio è una droga stupefacente che si ottiene dal succo del Papaver somniferum album (papavero sonnifero). Il suo nome deriva dal termine greco opos: succo. L'oppio grezzo  è ricco di sostanze alcaloidi, circa una ventina: alcune hanno azione analgesica, costipante ed euforizzante, altre sono spasmolitiche. L'azione analgesica ed euforizzante, sfruttata in medicina e a scopo ricreativo dai tossicodipendenti, è dovuta soprattutto alla morfina.  Altri alcaloidi  utilizzati nella terapia del dolore e della tosse sono la codeina, la papaverina, la narcotina.
L'uso dell'oppio è presente in molte civiltà antiche; lo conoscevano i Sumeri, gli Egiziani , i Greci ed i Romani. Galeno curò l'l'imperatore Marco Aurelio con una pozione contenente oppio e alcol; anche la medicina araba conosceva ed usava l’oppio e trasmise questa conoscenza alla medicina europea; il laudano, mistura di oppio in soluzione alcolica con spezie, sembra essere stato “inventato” da Paracelso, il famoso alchimista del ‘500. L’oppio era conosciuto e coltivato anche in Cina, prima dell'anno mille; Zheng Yangwen  nella sua “Storia sociale dell’oppio” (Utet) scrive che  l’oppio veniva considerato uno dei tanti medicinali erboristici utilizzati per combattere diverse affezioni, in particolare la dissenteria, la tosse e l’asma,. La prima trasformazione si verificò, quando da medicinale l’oppio  diventò “pozione di primavera” in grado di stimolare il desiderio sessuale e controllare l’eiaculazione.  L’oppio si diffuse tra i membri della corte imperiale e le persone ricche, tra  i letterati e gli ufficiali. La seconda trasformazione avvenne nel ‘700: il consumo di oppio si allargò  a una cerchia  piuttosto estesa di consumatori.  Nel 1683 la dinastia Qing – al potere da oltre due secoli – mandò l’esercito ad occupare l'isola di Taiwan dove il consumo di oppio era piuttosto frequente; dalle fumerie dall’isola l’oppio  si diffuse ulteriormente nell’impero. Un ruolo centrale nella diffusione dell’oppio lo ebbero gli Inglesi che lo ritenevano una merce come le altre e una potenziale enorme fonte di guadagno, nel momento in cui avessero potuto esportarlo liberamente. In Inghilterra, con la Rivoluzione industriale, l'oppio aveva iniziato ad essere prodotto su larga scala, grazie alle grandi piantagioni indiane (nella foto una pubblicità dell'epoca); veniva venduto, a Londra, a prezzi più bassi di quelli della birra e dell'alcool con effetti disastrosi nella classe operaia che aggiunse un esercito di oppiomani all’epidemia di alcolismo già presente. Ma l’oppio - o la sua variante del laudano - non era solo appannaggio degli operai: lo usavano intellettuali e artisti inglesi come George Byron, Walter Scott, Charles Dickens, Samuel Coleridge e Thomas De Quincey (autore del racconto autobiografico “Le confessioni di un mangiatore d'oppio”). La produzione ed il commercio dell’oppio era gestito dalla Compagnia delle Indie Orientali, che aveva il monopolio sulla raccolta in India; migliaia di lavoratori erano impiegati nella raccolta e nella produzione ; dai mercati di Calcutta e Bombay la merce era poi trasportata in Cina via mare. La diffusione preoccupante dell’oppio spinse l’'imperatore, già  nel 1729, a proibirne in Cina la vendita e l'uso  limitandone l'importazione solo per uso medico.  Anche l’imperatore Jiaqing, nel 1813, cercò, vanamente,  di arrestare la diffusione della droga agli strati più bassi della popolazione (il consumo tra le elite non era considerato un problema), ma  negli anni ‘30   il consumo era ormai divenuto una moda ed una epidemia sociale. (segue)
 
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