Speranze e delusioni della nuova biologia è il sottotitolo del libro della sociologa Hilary Rose e del neurobiologo Steven Rose Geni, cellule e cervelli (2013 Codice).  I due autori – che nella vita sono moglie e marito – si pongono domande non scontate sugli effettivi beneficiari della grande scienza (big science) di oggi: dal Progetto Genoma Umano alle banche del DNA, dalla grande espansione delle neuroscienze alle promesse di farmaci personalizzati.

  1. Karl Marx e Friedrich Engels, parlando di Darwin, si riferirono al suo materialismo come ‘meccanico’ e distinto dal loro, storico e dialettico, Il sovrannaturale e, di conseguenza, le credenze religiose erano semplicemente ‘di troppo’ nel modo in cui la biologia descriveva la natura umana. Marx anticipa – riconoscendo l’influenza di Malthus e Darwin – un presupposto centrale negli studi sulla scienza, ossia il fatto che scienza e società si plasmano reciprocamente”.
  2. “Secondo Herbert Spencer, il massimo ideologo del capitalismo del XIX secolo, la selezione naturale darwiniana spiegava perché il liberalismo estremo richiedeva un brutale ‘lotta per la sopravvivenza’. Se Darwin avesse adottato l’approccio della ‘lotta per la vita’ del principe Peter Kropoktin, anarchico e biologo russo, in cui la forza propulsiva dell’evoluzione era il mutuo soccorso, e non la mera sopravvivenza, sarebbe stato possibile evitare il lato oscuro connaturato al darwinismo”.
  3. “L’idea che non soltanto la competizione, ma anche la cooperazione – tra specie diverse e all’interno della specie – sia stata una forza propulsiva fondamentale dell’evoluzione scorre sotterranea come un’eresia in gran parte delle teorie evoluzionistiche dell’ultimo secolo”
  4. “Il mendelismo fornì all’eugenetica degli albori un modello molto semplice: la criminalità, la debolezza mentale e la turpitudine morale erano viste come singole cartteristiche ereditarie, che avrebbero potuto essere eliminate dalla popolazione impedendo a chi le possedeva di riprodursi. All’inizio del XX secolo, fatta eccezione per i cattolici, l’eugenetica aveva il sostegno della maggior parte degli intellettuali euro-americani- non soltanto i razzisti e i reazionari ma anche le femministe, i riformisti e i marxisti
  5. “E’ stato ‘La doppia elica di Watson’ del 1968 a dare il DNA in pasto al pubblico. Nel discorso di accettazione del premio, tenuto durante la cerimonia di consegna dei Premi Nobel (nel 1962), nessuno (tra James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins) aveva parlato del contributo di Rosalind Franklin. I libro di Watson rivela una totale mancanza di correttezza nei confronti della Franklin, scienziata la cui fondamentali competenze nel campo dei raggi x avevano reso possibile l’elaborazione del modello (del DNA)”.
  6. “Il grande clamore pubblicitario che ha seguito il Progetto Genoma, sia al suo lancio nel 1990 sia al suo culmine nel 2003, ci ha accompagnato in un’era di determinismo genetico e di promesse degne di Prometeo. I discorsi sui geni hanno invaso i mezzi di comunicazione anche grazia alla brillante penna di Richard Dawkins, con la sua convinzione che non saremmo altro che robot, guidati dai nostri geni, che si muovono con difficoltà”
  7. “Persino sociobiologi come O. Wilson da tempo sono critici nei confronti di questo tipo di riduzionismo molecolare che vede il progetto complessivo delle scienze della vita come volto alla disaggregazione: frazionare la natura in parti costituenti sempre più piccole spiegando fenomeni macroscopici di ‘alto livello’ – come lo sviluppo o il comportamento – con gli strumenti di scienze specializzate su livelli più bassi, come la biochimica.”
  8. “Come avrebbe detto Michel Foucault, la genomica non ha esteso e intensificato lo sguardo biomedico: è successo invece che il programma di disaggregazione ha perso di vista l’organismo in quanto tale, il suo essere connesso nel tempo all’intero sistema socio-ecologico (sia nel ciclo di vita di un dato individuo sia per quanto riguarda l’evoluzione della specie nel suo complesso)”.
  9. “Non è il DNA a determinare l’attività cellulare, bensì la cellula in cui il genoma è incorporato a ‘scegliere’ quali pezzi di DNA usare per costruire determinate proteine, ed è sempre lei a decidere quando e come farlo durante le varie fasi di sviluppo. Questo processo si chiama epigenetica, termine coniato da H. Weddington negli anni ‘50 e attualmente uno degli ambiti di ricerca più caldi della biologia molecolare
  10. “Se, come S.J. Gould ha più volte insistito, si potesse ‘riavvolgere il nastro dell’evoluzione’, fino al Precambriano e poi farlo ripartire, è molto improbabile che comparirebbero mammiferi senzienti come gli esseri umani. Un altro modo per dire che il futuro evolutivo è imprevedibile”.