1. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta gli scritti di Karl Marx non erano del tutto dimenticati; se ne occupavano, però, soprattutto gli specialisti. Oggi viene riscoperto perché siamo rimasti per decenni ostaggio di un discorso che non permetteva di vedere il capitalismo da “fuori”, prigionieri della logica per cui il capitalismo è il capitolo definitivo della storia senza possibilità di appello, e senza la capacità di immaginarsi altro che il perpetrarsi dello status quo”.
  2. “Marx punta l’indice contro l’infamia del capitale che riduce tutto a merce e rende estraneo l’essere umano persino alla sua umanità. Il denaro divinizzato diventa l’anima del mondo”.
  3. “A Marx non sfugge il carattere contraddittorio del progresso. Per molti versi l’operaio che lavora in fabbrica vive molto peggio del contadino nella vecchia comune rurale. Il che non significa essere nostalgici di quell’epoca, ma guardare criticamente la “civiltà”.
  4. “Per Marx la storia non è un cammino rettilineo, bensì un processo pieno di improvvise svolte, interruzioni, retromarce. Noi oggi non possiamo non riconoscerlo. Basti un solo esempio: il cambiamento climatico, risultato dello sviluppo capitalistico-industriale, mostra con evidenza che il mito del progresso, come si poteva intendere qualche decennio fa, non regge più”.
  5. “Per Marx il comunismo è, e resta, un concetto filosofico, legato al comune, alla comunanza, alla comunità, un concetto imprescindibile e incancellabile da qualsiasi realizzazione politica. Dopo l’eccidio dei comunardi giunse l’ennesima delusione”.
  6. “Il capitalismo ci condanna alla reiterazione del presente, un presente che si dilata, cancella il passato e chiude il futuro. La chiusura al futuro è un fatto politico decisivo ed è il risultato del discredito in cui il liberalismo ha gettato l’utopia, perché l’utopia porterebbe sempre al totalitarismo. Così, non appena si tenti di guardare oltre il liberalismo, si viene tacciati di essere totalitari”.
  7. “Tutta la tradizione della sinistra ha sempre analizzato gli eventi in un’ottica mondiale, di rado nazionale, o peggio, nazionalistica. L’idea che debba prevalere l’interesse di un proletariato nazionale, francese o italiano, non è mai stata di sinistra. La sinistra è internazionalista o non è”.
  8. “Per Marx il proletariato è una classe “con catene radicali”, un ceto su cui viene esercitata non una “ingiustizia particolare”, bensì “l’ingiustizia senz’altro”, la completa perdita dell’umanità. I suoi dolori sono universali, universale è il ruolo che può svolgere. Sarebbe sbagliato vedere nel proletariato solo la massa concreta dei proletari, perché è piuttosto una forza storica”.
  9. “Sul migrante si esercitano due discriminazioni che si saldano in modo inedito, quella di «razza» e quella di «classe». Non è un nemico, è un alleato. L’alleanza degli sconfitti è ampia: comprende i calpestati, gli infimi, i disoccupati, i senza-stato, i rifugiati, le scorie della globalizzazione, le donne”.
  10. Marx può aiutarci a guardare oltre il capitalismo. Mi piace parlare in tal senso di un Marx quasi profetico, un profeta ultramoderno”.

(dall’intervista sull’Espresso di Wlodek Goldkorn del 1-3-2019 alla filosofa Donatella Di Cesare)