Le malattie sessualmente trasmesse (MST) o infezioni sessualmente trasmissibili  sono circa una trentina di infezioni, causate da diversi agenti patogeni: virus (HCV e HBV per epatite C e B, HIV per AIDS, HPV per conditomi da Papilloma), batteri (sifilide, gonorrea, Chlamidia, vaginosi batterica da Gardnerella), funghi (Candida), protozoi (Trichomonas) e altri parassiti (scabbia; pediculosi). Oggi si parla quasi sempre di AIDS ma anche altre MST possono essere aggressive al punto di provocare, se trascurate, danni assai gravi come infertilità maschile e femminile, alterazioni allo sviluppo del feto, tumori e depressione del sistema immunitario. Negli anni’90 il numero di persone con una diagnosi di MST era di cira 330 milioni in tutto il mondo (nella foto un grafico dalla rivista The Lancet); oggi questa cifra è sicuramente aumentata.
La storia di questo gruppo di malattie, d’altronde, è la storia della moderna biologia: con lo sviluppo ottocentesco delle scienze biologiche furono scoperte le prime malattie riconducibili ad agenti che venivano scambiati durante i rapporti sessuali. La prima generazione di quelle che allora erano chiamate le malattie veneree comprendeva già sifilide, gonorrea e granuloma inguinale (malattia endemica nei Paesi tropicali dovuta ad un batterio della famiglia delle Klebsielle). La seconda generazione venne identificata grazie all’affinamento delle tecniche microbiologiche e portò alla ribalta batteri Chlamidia, Trichomonas, Herpes Virus, Papilloma Virus. Negli ultimi due decenni il quadro si è completato con le due epidemie da HIV e da HCV. Nell’attuale pandemia di AIDS la via di contagio sessuale è stimata in circa l’80% dei casi; nel caso dell’epatite la percentuale di contagio sessuale è alta per il virus HBV, molto più bassa per il virus HCV, essendo prevalenti altre forme di trasmissione.

Le MST sono un grande problema perché la sessualità e l’affettività sono due dimensioni fondamentali per la maturazione di ogni persona e per la sua vita di relazione. Si tratta di malattie che vanno affrontate con serenità, consapevolezza e senza pregiudizi. Questo significa soprattutto due cose: avere una buona conoscenza di se stessi e del proprio corpo, avere rispetto per gli altri. In questa prospettiva bisogna dire con estrema chiarezza che l’unica arma efficace per prevenire le MST è l’uso del profilattico o preservativo.
In accordo alla strategia adottata dall’OMS, un intervento efficace deve guardare essenzialmente alla prevenzione, promuovendo comportamenti sessuali responsabili, soprattutto con tre strumenti: 1) informazione efficaci e chiare sulle pratiche sessuali a rischio; 2) attenzione agli incontri sessuali saltuari con partner occasionali; 3) accesso all’uso di profilattici.

Quando sopravviene una MST per prima cosa non bisogna provare vergogna: la disapprovazione sociale che circonda tutte queste patologie è uno dei principali ostacoli alla loro limitazione perché impedisce – o quantomeno ritarda – la condivisione del problema con chi potrebbe intervenire. D’altro canto sperare che la malattia o i suoi sintomi scompaiano da soli e che l’infezione guarisca spontaneamente determina il più delle volte un pericoloso ritardo nella cura ed un maggior rischio per noi e per i nostri partner. La cosa più semplice e più efficace da fare è verificare la presenza di uno o più di questi sintomi – perdite vaginali anomale, dolori nella zona pelvica, bisogno continuo di urinare con sensazione di bruciore e di dolore, prurito o lesioni nella zona genitale, dolore o perdite di sangue nei rapporti sessuali – e rivolgersi subito al consultorio della propria ASL, al proprio medico o agli specialista nel settore (infettivologi, andrologi, ginecologi). Con semplici esami di laboratorio su campioni di sangue, di urina o di secreto vaginale si potrà confermare o meno la patologia, fare la diagnosi e prescrivere la terapia adatta (in genere anche al partner). (nella foto: manifesto della Lega Nazionale Francese contro le Malattie Veneree) (2007)