Gli adolescenti sono una delle categorie più a rischio per le malattie legate al sesso. Le malattie sessualmente trasmissibili  (un tempo chiamate malattie veneree da Venere, dea dell’amore, oggi indicate con la sigla MST) sono delle infezioni che, come dice il nome, vengono trasmesse durante i contatti e i rapporti sessuali. Nel mondo attuale un miliardo e mezzo di persone sono giovani tra 10 e 24 anni e l’85% di loro vive nei Paesi poveri. Oltre 70 milioni di ragazzi tra i 10 ed i 14 anni già sono costretti a lavorare; per molti di loro la sessualità inizierà molto precocemente con almeno due rischi: la carenza di conoscenze dovuta all’inesperienza, la difficoltà di disporre di contraccettivi meccanici.
Le ragazze sono ancora più esposte dei loro coetanei, sia per ragioni fisiologiche sia per essere spesso costrette a rapporti sessuali sin da bambine. Tossicodipendenza e alcolismo contribuiscono fortemente alla diffusione del problema, poiché creano situazioni ad alto rischio che riducono la capacità di proteggersi. La prostituzione, infine, rappresenta probabilmente il maggior serbatoio di infezione.
Dei 330 milioni di nuovi casi di malattie sessualmente trasmessibiliescluse epatiti virali e AIDS che hanno un conteggio a parte – quasi un terzo riguardano giovani sotto i 25 anni. Si tratta, come si vede, di patologie in continua espansione per almeno due caratteristiche dei nostri tempi: la maggior facilità di viaggiare e la tendenza ad avere rapporti sessuali con più partner (due condizioni che si verificano nella squallida pratica del cosiddetto turismo sessuale).
Le malattie sessualmente trasmissibili costituiscono, pertanto, uno dei più seri problemi di salute pubblica in tutto il mondo, sia nei Paesi industrializzati – USA in testa (nella foto un manifesto per la prevenzione delle MST negli USA) – sia in quelli in via di sviluppo. Per tutti coloro che lavorano a contatto con categorie di popolazione a rischio – gli adolescenti nel nostro caso – è fondamentale saper fornire efficaci ed essenziali informazioni a chi pensa di aver contratto una malattia sessualmente trasmessibile o di poterlo fare in futuro per le proprie abitudini sessuali. (2007)