Il biologo somalo Tedros Ghebreyesus, ha dichiarato che quella legata al SARS-Cov-2 (coronavirus) è una pandemia. Per il direttore dell’OMS siamo ormai in presenza di un‘emergenza sanitaria con un virus che si sta diffondendo in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza delle persone non presenta difese immunitarie. Il passaggio dallo stato di epidemia a pandemia non è una novità. Negli ultimi 11 anni abbiamo avuto altre 5 situazioni analoghe: nel 2009 per il virus H1N1, nel 2014 per il virus Polio wild type e per il virus Ebola, nel 2018 per il virus Zika, l’anno scorso per il virus Ebola nel Congo. La dichiarazione di pandemia è legata a 4 aspetti dell’emergenza sanitaria. Innanzitutto, siamo in presenza di un virus nuovo. Secondo, la trasmissione interumana è stata ampiamente accertata. Terzo, per l’assenza di anticorpi tutta la popolazione umana è potenzialmente suscettibile di infezione. Infine, al momento siamo del tutto privi di strumenti di prevenzione (vaccini) e di risposta (terapie farmacologiche specifiche). Se proviamo a guardare in modo sistemico alla pandemia, dobbiamo partire dal ruolo biologico-evolutivo dei virus. Il filosofo della biologia Telmo Pievani (Il Bo, 9/3/2020) ha ricordato che tutti i virus a RNA sono organismi molto antichi; in oltre 3 miliardi di anni hanno avuto “tanto tempo a disposizione per infettare dapprima i batteri e poi iniziare e proseguire la lotta con gli organismi pluricellulari, noi compresi. I virus sono antichissimi, noi siamo una specie giovanissima. Hanno, quindi, un certo vantaggio”. Dal punto di vista antropologico, purtroppo,ci siamo resi speciali per il coronavirus e per molti altri virus. Spiega Pievani “Noi siamo 7,5 miliardi di potenziali ospiti, diffusi in tutto il mondo e abbiamo inventato mezzi di trasporto in cui ci ammassiamo e viviamo in città e metropoli: l’ospite perfetto per diffondersi”. L’attuale pandemia ha un’accertata origine animale (zoonosi); una visione sistemica impone di capire quali possono essere stati i fattori che hanno determinato il salto di specie (spillover) per il virus. Il biologo Gianni Tamino si è soffermato sul rapporto della pandemia con l’ecologia. Per lui “Il Covid-19 è una reazione (tra le altre) allo stato di stress che abbiamo causato al pianeta e quindi per prevenire nuovi eventi simili dobbiamo ridurre le alterazioni dell’ambiente, come la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili, con ricorso a fonti energetiche rinnovabili”. Tamino propone di “ripensare i trasporti e le produzioni industriali ed agricole, in particolare ridurre gli allevamenti animali” perché – oltre al notevole inquinamento e agli sprechi alimentari – comportano un “forte aumento di virus e batteri che possono fare il salto di specie”. Tamino, inoltre, mette in guardia dall’abuso di antibiotici in zootecnia: “Oltre a nuove pandemie virali, il futuro potrebbe riservarci una diffusione pandemica di nuovi batteri resistenti ad ogni trattamento farmacologico”. Un terzo punto di vista sulla pandemia riguarda la scelta del modello di cura. Nell’approccio inglese e statunitense sembra prevalere la strategia di non contrastare il contagio, puntando tutto sulla cura dei tanti che inevitabilmente si ammaleranno. Marco Bascetta (il Manifesto, 15-3-2020) ha fatto notare che ciò comporterà molto probabilmente “la scomparsa di un buon numero di anziani, di malati, di emarginati esclusi da profilassi e cure” e che tutto questo “faccia gola a chi vagheggia un alleggerimento degli istituti previdenziali e assistenziali, liberando così risorse da destinare ad altri più profittevoli settori. Questo inconfessabile cinismo si porrebbe perfettamente in linea di continuità con le politiche di taglio e ridimensionamento delle strutture sanitarie perseguite in molti Paesi negli ultimi decenni”. L’altro modello è quello della Cina e – con le opportune modifiche – il nostro. Roberto Buffagni (www.italiaeilmondo.com, 14-3-2020) ha spiegato questo approccio con il forte senso comunitario della cultura cinese e con il rispetto confuciano per vecchi e antenati. Il vero motore della scelta cinese, però, sarebbe in una visione a lungo termine delle conseguenze di come si affronta oggi la pandemia. “Penso che la direzione cinese abbia valutato che il vantaggio strategico di lungo periodo di preservare e anzi rafforzare la coesione sociale e culturale della propria popolazione superasse il costo di breve-medio periodo del danno economico, e della rinuncia a profittare nell’immediato delle difficoltà degli avversari”. E l’Italia? Il nostro governo ha scelto fin dall’inizio di seguire le indicazioni dell’OMS contrastando l’epidemia prima e la pandemia poi con l’isolamento delle persone sintomatiche e con misure di distanziamento sociale per tutta la popolazione, ricevendo apprezzamenti in più occasioni dalle massime autorità sanitarie internazionali. Per Buffagni “siamo stati senz’altro umani e civili, e forse anche strategicamente lungimiranti, senza sapere bene perché”. Come lui siamo tutti contenti che l’Italia abbia scelto di “salvare tutti i salvabili, perché – anche se il prezzo sociale ed economico sarà altissimo – era ed è l’unica scelta di civiltà, di solidarietà e di coesione sociale.