Albert Einstein è stato uno dei più grandi scienziati di sempre, ma fu tutto meno che il classico scienziato chiuso nella torre d’avorio. Si dichiarò socialista e pacifista, si impegnò nel campo dei diritti civili e per il controllo civile dell’energia atomica. La sua attività politica gli valse una stretta sorveglianza da parte del FBI degli USA. Quello che segue è parte di un lungo articolo comparso sulla rivista socialista statunitense Monthly Review, diretta dall’economista Paul Sweezy e dallo scrittore Leo Huberman.

“E’ prudente per chi non sia esperto in materia economica e sociale esprimere opinioni sul problema del socialismo? Per un complesso di ragioni penso di sì… Il vero scopo del socialismo è precisamente di superare e andare al di là della fase predatoria dello sviluppo umano, la scienza economica nelle sue attuali condizioni può gettare ben poca luce sulla società socialista del futuro.
In secondo luogo, il socialismo mira ad un fine etico-sociale.  La scienza, viceversa, non può creare fini, e ancor meno imporli agli esseri umani; essa, al massimo, può fornire i mezzi con cui raggiungere certi fini… Per queste ragioni, noi dovremmo guardarci dal sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani; e non dovremmo presumere che gli esperti siano i soli che hanno il diritto di esprimersi su questioni che concernono l’organizzazione della società… L’anarchia economica della società capitalistica, quale esiste oggi, è secondo me la vera fonte del male. Vediamo di fronte a noi un’enorme comunità di produttori, i cui membri lottano incessantemente per privarsi reciprocamente dei frutti del loro lavoro collettivo, non con la forza ma, complessivamente, in fedele complicità con gli ordinamenti legali… Il progresso tecnico spesso si risolve in una maggiore disoccupazione, piuttosto che in un alleggerimento del lavoro per tutti.

Il movente dell’utile, insieme con la concorrenza tra i capitalisti, è responsabile dell’instabilità nell’accumulazione e nell’utilizzazione del capitale, destinata a portare a crisi sempre più gravi. Una concorrenza illimitata porta a un enorme spreco di lavoro e a quel deterioramento della coscienza sociale degli individui cui ho prima accennato. Questo avvilimento dell’individuo io lo considero il maggior male del capitalismo. Tutto il nostro sistema educativo ne è danneggiato. Un’attitudine competitiva esagerata viene inculcata allo studente, così condotto, come preparazione alla sua futura carriera, ad adorare il successo.
Sono convinto che vi sia un solo modo per eliminare questi gravi mali: la creazione di un’economia socialista, accompagnata da un sistema educativo volto a fini sociali. In una tale economia i mezzi di produzione sono di proprietà della società e vengono utilizzati secondo un piano. Un’economia pianificata che adatti la produzione alle necessità della comunità, distribuirebbe il lavoro tra tutti gli abili al lavoro e garantirebbe i mezzi di sussistenza a ogni uomo, donna e bambino. L’educazione dell’individuo, oltre che incoraggiare le sue innate qualità, dovrebbe proporsi di sviluppare il senso di responsabilità verso i suoi simili, invece dell’esaltazione del potere e del successo che è praticata dalla nostra attuale società”.

Albert Einstein, Why socialism?, pubblicato dalla Monthly Review di New York il 5-1949 (nella foto uno striscione di protesta che dice: Il capitalismo non funziona. Un altro mondo possibile)