Si è tenuta a Roma la tredicesima edizione dell’Alcohol Prevention Day, evento organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute e dalla Società Italiana di Alcologia. Nelle relazioni del convegno sono stati forniti dati per una riflessione approfondita su rischi e danni causati dal bere. Negli ultimi 20 anni in Europa la tendenza del consumo di alcol è al ribasso, circa il 20% in meno, ma con due importanti aspetti negativi: il consumo di alcol dell’Europa resta il più alto al mondo, il doppio rispetto alle altre aree geografiche; inoltre, nelle macro aree dell’ex Europa Orientale e dei Paesi nordici si registra una tendenza all’aumento.

Per l’Italia, dopo un picco di consumi fatto registrare nel 1970, siamo ai minimi storici, diversamente da Paesi come Inghilterra, Polonia, Moldavia, Ucraina, Lituania e Bielorussia, dove l’alcol è sempre più diffuso. All’alcol sono riconducibili circa 200 malattie che riguardano tutti gli organi e apparati dell’organismo e che lo rendono insieme a tabacco, ipertensione, obesità e sedentarietà il principale fattore di rischio per la salute pubblica mondiale.

Al convegno è stata sottolineata la possibilità che le cifre riguardo l’impatto sanitario dell’alcol – per quanto impressionanti – siano sottostimate, soprattutto per ragioni assicurative. Un altro problema è quello dell’assoluta assenza di informazioni nuiizonali nelle etichette delle bevande alcoliche: servirebbero indicazioni sulle calorie (l’alcol non è un alimento, ma fornisce 7 kcal per grammo), il rischio legato alle patologie fisiche, alle dipendenze, al consumo in gravidanza e in caso di guida.

In un quadro complessivo di diminuzione dei consumi il problema in Italia rimane assai grave; sommando i comportamenti a rischio di chi ha un consumo giornaliero non moderato, del binge drinking (abbuffate alcoliche, con almeno 5 bevande) e del consumo di alcol da parte di adolescenti di 11-15 anni si ha una dato di oltre 7 milioni di italiani (il 13% della popolazione) definibili come bevitori non moderati; tra questi 7 milioni di bevitori “a rischio” ci sono tra le 620.000 e le 720.000 persone con aspetti di dipendenza, bevendo più di 3 o 5 unità alcoliche al giorno; lo stigma che circonda il problema è il principale ostacolo per avvicinare questi soggetti a rischio: solo 70.000 le richieste di aiuto arrivano ai servizi di alcologia, il 10% di quanti ne avrebbero bisogno; i medici di medicina generale non riescono a incidere per la scarsa o nulla formazione che ricevono, solo il 30% di loro conosce l’ AUDIT (Alcohol Use Disorders Identification Test), un semplice ma efficace test per valutare il consumo di alcol dei propri assistiti. Con 23 milioni di alcol dipendenti e i circa 200.000 morti l’anno il problema dell’alcol sarà uno dei grandi temi della sanità pubblica in Europa nei prossimi anni. (6-2014)