Tutti i farmaci hanno due effetti terapeutici. Il primo è l’effetto farmacologico in senso stretto legato alla molecola – il principio attivo – che si assume. Il secondo è l’effetto placebo (dal latino, placeo, piacerò) ed è legato all’idea di assumere qualcosa che ci farà bene, a prescindere dall’effettivo contenuto della nostra pasticca. L’effeto placebo ha basi biochimiche ampiamente dimostrate: l’attesa di un miglioramento, infatti, provoca il rilascio sia di endorfine e adenosina ad azione antidolorifica sia di adrenalina per una migliore gestione degli stress. L’effetto placebo sembra giocare un ruolo importante nei nuovi farmaci per la depressione, malattia per la quale fino agli anni ’50 erano disponibili solo due opzioni: laudano (oppio macerato in soluzione alcolica) o terapia elettroconvulsivante (elettroshock). Agli inizi del decennio furono scoperte casualmente le proprietà euforizzanti dell’iproniazide, farmaco allora utilizzato per la tubercolosi, e che fu efficace nel trattamento di pazienti depressi. Dall’iproniazide derivò la prima classe di antidepressivi, gli inibitori delle mono-ammino ossidasi (IMAO). Pochi anni dopo, nell’ambito delle ricerche di nuovi farmaci antipsicotici, ci si accorse che l’imipramina (meglio conosciuta col suo nome di mercato Tofranil) aveva anche proprietà antidepressive. Dall’imipramina fu sviluppata la seconda grande classe di antidepressivi, i triciclici, ancora oggi molto usati, come amiltriptilina (Laroxyl), nortriptilina (Dominans) e clomipramina (Anafranil). A queste due classi di molecole con strutture chimiche piuttosto omogenee si sono aggiunte altre due classi di farmaci: prima gli antidepressivi atipici o di seconda generazione, di varia struttura chimica, come trazodone (Trittico), levosulpride (Levopraid) e amisulpride (Deniban). Per ultimi sono arrivati gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), vere e proprie star di mercato dai nomi ormai familiari: Prozac (fluoxetina), Zoloft (sertralina), citalopram (Elopram/Seropram), es-citalopram (Cipralex/Entact), paroxetina (Sereupin/Seroxat/Eutimil) e venlafaxina (efexor). Il trattamento con questi antidepressivi deve durare almeno sei mesi, mentre i primi effetti non si manifestano prima di due settimane dalla prima assunzione. Gli effetti collaterali sono importanti e numerosi, come per gli altri psicofarmaci.

I nuovi antidepressivi si sono rapidamente diffusi in tutto il mondo grazie a imponenti campagne pubblicitarie delle grandi aziende farmaceutiche (big-pharma): giornali e riviste hanno fatto credere ai loro lettori che fossero arrivate le “pillole della felicità” ed il Prozac, il primo SSRI ad essere prodotto, è stato uno dei farmaci più venduti nella storia della medicina. Negli USA il consumo di antidepressivi in bambini e adolescenti nel decennio 1987-96 è triplicato, nonostante i possibili rischi per l’uso di SSRI questa fascia d’età. Oggi uno statunitense su cinque – il 20% – prende psicofarmaci ogni giorno, mentre 25 anni la cosa riguardava solo uno su 100. È un grande successo per le case farmaceutiche, soprattutto alla luce di studi di Irving Kirsch, professore al Department of Psychology dell‘Università di Hull, in Gran Bretagna, e docente emerito dell’Università del Connecticut, che ha pubblicato diversi studi per sostenere che l’efficacia dei nuovi antidepressivi è molto bassa. Avvalendosi di una legge statunitense che tutela il diritto di accesso alle informazioni di interesse pubblico, il professor Kirsch ha reso pubblici i dati in base ai quali erano stati approvati sei tra gli antidepressivi più venduti e ha dimostrato che, in 47 studi clinici controllati, in gran parte sponsorizzati dalle industrie produttrici, solo il 10-20% dei pazienti avvertiva un beneficio dovuto all’azione della molecola, mentre l’80-90% stava meglio grazie all’effetto placebo. Secondo Kirsch i dati degli ultimi anni dimostrano che psicoterapia ed esercizio fisico sono le alternative migliori ai farmaci. Lo sport e l’esercizio fisico funzionano anche sulle depressione medio-gravi, probabilmente per lo stesso rilascio di endorfine causato dall’effetto placebo, ma senza i pesanti effetti collaterali dei farmaci, soprattutto nella sfera della sessualità. Insieme a nausea, vomito, mal di testa, vertigini, vomito e sonnolenza, gli antidepressivi provocano un calo del desiderio sessuale. Con l’attività fisica, invece, migliorano la libido, il tono muscolare, la funzionalità di cuore e vasi, creando le premesse per una vita sessuale più appagante. (2010)