1. “Nel libro Il capitale del XXI secolo (Bompiani, 2014) ho cercato di scrivere la storia del capitale a partire dal XVIII secolo e di trarne insegnamenti per il futuro. La questione della distribuzione delle ricchezze è troppo importante per essere lasciata solo agli economisti, agli storici e ai filosofi”.
  2. “Io dimostro che quando il tasso di rendimento del capitale supera significativamente e durevolmente il tasso di crescita è quasi inevitabile che i patrimoni ereditati prevalgano ampiamente su quelli costituiti nel corso di una vita di lavoro e che la concentrazione del capitale raggiunga livelli estremamente elevati e potenzialmente incompatibili con i valori meritocratici e i principi di giustizia sociale che sono alla base delle società democratiche moderne”.
  3. “La disuguaglianza tra rendita del capitale e crescita economica non ha niente a che vedere con le “imperfezioni” del mercato. Al contrario: più il mercato del capitale è “perfetto”, nel senso degli economisti, più essa ha possibilità di verificarsi, soprattutto quando la crescita si abbassa durevolmente. Per certi versi le disuguaglianze attualmente sono maggiori che nel 1913″.
  4. “Eugène Schueller nel 1909 inventa tinture per capelli che faranno la fortuna de L’Oréal. Nel 2013 sua figlia Liliane Bettencourt è ancora una delle persone più ricche del mondo, pur non avendo mai lavorato. Esattamente come Bill Gates, la cui ricchezza è passata da 4 a 50 miliardi. Questo caso estremo illustra un fenomeno più generale: oltre una certa soglia, la ricchezza si riproduce da sola a un ritmo molto più rapido della crescita economica”.
  5. “La nuova economia-mondo è portatrice al tempo stesso di immense speranze – la fine della povertà –  e altrettanto immensi squilibri – individui ricchi come Paesi. Che la ricchezza iniziale sia stata costruita col petrolio o l’alluminio, con la cosmetica o col software, alla fine importa abbastanza poco”.
  6. “La struttura delle disuguaglianze nel XXI secolo potrebbe assumere una forma ancora più violenta che nei secoli precedenti. In futuro ci si potrebbe ritrovare a coniugare i difetti dei due mondi, con il ritorno di fortissime disuguaglianze patrimoniali da un lato e disuguaglianze salariali esacerbate e non giustificate in termini di merito e di produttività dall’altro”.
  7. “L’analisi marxista conserva su parecchi punti una certa pertinenza. Marx parte da un problema vero (una inverosimile concentrazione di ricchezze durante la rivoluzione industriale e la prima metà del XIX secolo, in particolare nel Regno Unito e in Francia) e cerca di trovare una risposta, con i mezzi di cui dispone: ecco un approccio a cui gli economisti di oggi farebbero bene a ispirarsi”.
  8. “L’imposta progressiva sul reddito è stata la grande innovazione fiscale del XX secolo”.
  9. “L’imposta progressiva sul capitale potrebbe giocare un ruolo analogo nel XXI secolo. È l’istituzione adeguata a permettere alla democrazia e all’interesse generale di riprendere il controllo degli interessi privati e delle dinamiche non egualitarie all’opera, pur preservando l’apertura economica e le forze della concorrenza, respingendo i rigurgiti nazionalisti, protezionisti e identitari”.
  10. “Piuttosto che continuare a liberalizzare ancora di più gli scambi commerciali proprio quando non sono mai stati così liberi, ecco un obiettivo molto più utile che il futuro trattato euro-americano potrebbe darsi: un’imposta minima sul capitale basata su un vero catasto finanziario mondiale”.

(dall’intervista a Thomas Piketty di Francois Armanet e Jean-Gabriel Fredet, Le Nouvel Observateur, 18-02-2014)