Si definisce con il termine OGM, organismo geneticamente modificato, un virus, un batterio, un fungo, una animale o una pianta “il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale” (Art. 2, Direttiva 2001/18/CE). La storia degli OGM ha oltre 40 anni; nel 1968 il microbiologo svizzero W. Arber scopre gli enzimi di restrizione, molecole batteriche in grado di individuare e tagliare pezzi di DNA. Con queste forbici molecolari è possibile tagliare e cucire il DNA e i geni, permettendo sia il passaggio di geni all’interno di uno stesso organismo (cis-genesi) sia il mescolamento dei patrimoni genetici di specie diverse fra loro (trans-genesi). Lo sviluppo delle tecniche di bioingegneria per gli OGM si svolge a partire dagli anni ’70, con la clonazione di un gene di rana all’interno del batterio Escherichia coli e con la produzione, sempre attraverso Escherichia coli, dei primi due farmaci biotecnologici, la somatostatina e l’insulina (1977-1978). L’insulina ottenuta con l’ingegneria genetica entra in commercio nel 1981; l’anno prima la Corte Federale degli USA aveva concesso il diritto di brevetto su di un essere vivente (un batterio), aprendo la strada alle multinazionali biotech di ottenere i brevetti su tutta la materia vivente, comprese la parti del corpo umano e di trasformarla in una merce da cui ricavare profitti. Gli OGM iniziano a diffondersi e lo sfruttamento economico dei brevetti garantisce grandi ricavi alle multinazionali biotech. Negli anni ’90 vengono commercializzati negli Stati Uniti i primi pomodori GM, (Flavr Savr della multinazionale Calgene) con il DNA modificato per bloccare il processo di maturazione e decomposizione e prolungarne la durata dopo la raccolta. Intanto l’industria biotecnologica convince i governi di USA, Canada, Argentina, Messico, Australia e Cina a iniziare la coltivazione dei semi GM di soia, mais, colza e cotone, le 4 più importanti piante GM. La promessa è che la biotecnologia in agricoltura aumenterà la produzione, darà maggiori guadagni e comporterà un minor impiego di prodotti chimici. L’altra grande battaglia pubblicitaria delle aziende biotech è sul versante della fame nel mondo; la Monsanto invia ai Paesi in via di sviluppo un manifesto in cui si sostiene che gli OGM sono necessari per sfamare tutta la popolazione del futuro. Tutti i delegati africani – tranne quelli sudafricani – nel 1997 sottoscrivono una dichiarazione in cui si dichiara la tecnologia degli OGM insicura, dannosa all’ambiente e che non reca alcun beneficio economico ai nostri Paesi” e si prevede che aziende come la Monsanto non solo non daranno più cibo agli africani, ma porteranno alla “distruzione del patrimonio culturale locale e dei sistemi per un’agricoltura sostenibile che i nostri contadini hanno sviluppato nei millenni e che hanno permesso la nostra sussistenza nel tempo”.

Il rifiuto africano degli OGM a ben sperare per il futuro, così come il non decollo degli OGM in Europa. La multinazionale tedesca BASF ha dato in questi giorni l’annuncio ufficiale del suo abbandono delle colture di OGM in Europa. La patata GM Amflora, resistente agli antibiotici e più ricca di amidi, si è rivelata un investimento fallimentare nei 3 Paesi europei che ne avevano permesso la coltivazione. Il fronte del no agli OGM e alle aziende private che li producono è sempre più forte in Europa e fuori dall’Europa: l’anno scorso l’India ha respinto l’autorizzazione della melanzana GM e la Cina ha sospeso la commercializzazione di riso GM. Oggi, oltre il 90% degli colture di OGM a uso alimentare è presente in soli quattro Paesi del continente americano. Il motivo è semplice: queste colture non risolvono nessuno dei problemi dell’attuale gravissima crisi del settore agro-alimentare. Le colture sono sempre più vulnerabili, i prodotti finali dell’agricoltura sono sempre meno sicuri e salutari, poche imprese multinazionali detengono il controllo della sovranità alimentare di milioni di persone, l’occupazione e il reddito agricolo continuano a diminuire. Gli OGM sembrano l’ultima trovata del complesso agro-industriale che ha creato la crisi: fidarsi di Monsanto e delle altre grandi multinazionali del settore è come affidarsi alle cure di chi ci ha provocato la malattia. (3-2010)