Sport e fascismo. Lo sport italiano, sorretto e potenziato dal Regime, ha realizzato a Los Angeles la sua maggior conquista. Questa è l’ora del tripudio. Si levi l’inno al Capo che ha reso possibile la formidabile impresa olimpionicaQueste le parole che si potevano leggere nella prima pagina della Gazzetta dello Sport del 16-17 agosto del 1932. L’entusiasmo del giornale italiano era ampiamente giustificato: gli anni Trenta vedranno almeno quattro grandi successi internazionali dello sport italiano. Nel 1932 la squadra olimpica raggiunse – ai decimi Giochi Olimpici di Los Angeles – la seconda posizione nel medagliere dietro gli Stati Uniti, un risultato mai prima raggiunto e mai più ripetuto in nessun’altra edizione dei Giochi. Due anni dopo – nel 1934 – la nazionale di calcio, allenata da Vittorio Pozzo, vinse allo Stadio del Partito Nazionale Fascista in Via Tiziano a Roma – presente Mussolini – i Mondiali di calcio, per poi ripetersi alle Olimpiadi di Berlino del 1936 ed ai Mondiali di Francia del 1938. Al successo olimpico italiano del 1932 contribuirono soprattutto tre discipline: la ginnastica (4 ori e Romeo Neri protagonista assoluto con 3 titoli olimpici), il ciclismo (3 ori su 6) la scherma (2 ori e altre 6 medaglie).  Va sottolineato che ai giochi di Los Angeles nella squadra nazionale italiana non figuravano donne, e ciò rende ancora più significativo il risultato conseguito dai soli atleti maschi.  Oltre al calcio – dominatore nella seconda metà degli anni Trenta – ed ai tradizionali grandi risultati nella scherma e nella ginnastica, lo sport italiano vide nel ventennio fascista i trionfi ciclistici e molti successi internazionali nell’automobilismo, nel motociclismo e nella motonautica, discipline molto care al fascismo per il fatto che esaltavano la velocità e la macchina, tematiche centrali del movimento futurista di Marinetti. Per quanto riguarda il ciclismo, in quegli anni un gruppo di campioni italiani riuscì a vincere molte grandi corse dell’epoca e tutte le 19 edizioni del Giro d’Italia disputate nel Ventennio; oltre ad Alfredo Binda, 5 vittorie al Giro, si distinsero Bottecchia, Learco Guerra, Gino Bartali e Fausto Coppi. Tutti questi successi in campo sportivo furono il risultato di una scelta di fondo del Regime: appropriarsi del’attività fisica e dello sport per rafforzare il consenso intorno al Regime, per aumentare il prestigio internazionale dell’Italia, per educare gli Italiani ad essere cittadini di una “nazione in armi“. “Le prodezze sportive accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto, attraverso la quale si misura non soltanto la prestanza fisica, ma il vigore morale dei popoli“: per Mussolini era questo il senso della pratica sportiva nel ventennio. L’atteggiamento del regime fascista verso gli sportivi di alto livello anticipò – per molti aspetti – il successivo “dilettantismo di Statodella Germania nazista e dei Paesi socialisti. Campioni come il ciclista Learco Guerra o il pugile Primo Carnera diventavano veri e propri ambasciatori del regime; per gli atleti emergenti c’era la possibilità di essere mantenuti dallo Stato per allenarsi a tempo pieno senza preoccupazioni economiche; come ancora succede oggi ai tantissimi atleti dei corpi militari, gli atleti militari del ventennio erano ufficialmente impiegati in enti statali, ma n realtà dovevano solo prepararsi alle gare (alle prossime Olimpiadi di Londra ben 194 atleti su 290, circa due terzi del totale, saranno atleti militari). Grandissima importanza fu dedicata dal Fascismo all’educazione sportiva dei giovani.  Sicuramente l’istituzione che ebbe maggior peso fu lOpera Nazionale Balilla con la quale il Regime aveva una sorta di monopolio sulle attività motorie dei bambini e dei giovani, dai 5 ai 18 anni (per i giovani universitari fascisti c’era il GUF). Gli sport fondamentali che venivano praticati erano l’atletica leggera, gli sport invernali, il ciclismo, il nuoto, il pugilato, il tiro a segno. In tutta Italia vennero costruiti stadi, piscine e palestre. Nei cinegiornali dell’Istituto Luce venivano immortalati i grandi saggi ginnici collettivi che impegnavano quasi tutti i giovani e le giovani italiane; nel 1936 queste attività arrivavano a coinvolgere quasi 4 milioni di adolescenti; il Fascismo stimolava a svolgere attività sportive, come il nuoto e il tiro con l’arco, anche le ragazze; per tutti i giovani le motivazioni al movimento erano legate all’igiene, all’eugenetica – allora ampiamente accettata a livello scientifico – e alla morale; per i giovani maschi c’erano anche a esigenze di preparazione premilitare.  Nel 1937 iniziò le sue attività la Gioventù Italiana del Littorio (GIL) alle dirette dipendenze del segretario del Partito Fascista – nonché presidente del CONI –  Achille Starace. Tutta la popolazione giovanile italiana, dai 6 ai 21 anni, fu inquadrata nella GIL, che ebbe anche il monopolio dell’istruzione premilitare e, dal 1941, la gestione di tutti gli insegnanti di educazione fisica. Venendo alle conclusioni possiamo dire che fascismo ha indubbiamente conferito all’educazione fisica una centralità mai verificatasi né prima e né dopo in Italia. Il fascismo ha, inoltre, creato il modello del dilettante di stato, ripreso dai Paesi socialisti per le loro affermazioni in campo olimpico. Un terzo aspetto importante della visione fascista dello sport è nell’avergli attribuito la possibilità di “plasmare” un popolo per renderlo adatto ad un’ideologia (in modo opposto al determinismo biologico del nazismo tedesco che riteneva il popolo germanico “razza superiore” per ragioni genetiche). L’ultima osservazione riguarda il fallimento concreto della visione mussoliniana dello sport come preparazione alla “lotta in campo aperto”: quando nel giugno del 1943, con gli Alleati pronti a sbarcare in Sicilia, l’esercito chiese alla GIL di fornire elementi da adibire ai servizi ausiliari, a Milano si presentano 50 giovani, a Roma 30. Nonostante tutti gli sforzi compiuti, la nuova umanità fascista rimase uno slogan, smentito dalla realtà.  (nella foto affresco di Mario Sironi per l’Università di Roma, 1935) (2012)