Negli ultimi anni abbiamo assistito all’aumento del consumo di bevande zuccherate come Coca Cola, aranciate e tè freddo. La pubblicità ci ha convinto ad associarle alla freschezza e alla sensazione di dissetarci, ma in realtà nessuno di questi prodotti toglie la sete. Al contrario, si tratta di veri e propri cibi mascherati da bibita: ogni lattina ci fornisce, infatti, dai 35 ai 40 grammi di zuccheri semplici, che fa aumentare nel tempo il rischio di diabete e malattie cardiovascolari. In Italia il consumo medio di zuccheri semplici è di circa 100 g al giorno e apporta il 20,7% delle calorie (dati dell’Istituto Superiore di Sanità), il doppio delle raccomandazioni dell’OMS; di questi 100 g di zuccheri 12 derivano dal consumo di bevande zuccherate con una media di circa 50 litri/anno. Lo zucchero non è solo legato a diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Se qualcuno ricorda la pubblicità degli anni ’80 “Il cervello ha bisogno di zucchero”, rimarrà stupito dagli studi recenti che invece associano un alto consumo di zucchero alle demenze. Due studi del 2017 della Boston University School of Medicine (USA) hanno rilevato una correlazione tra il consumo di bibite zuccherate – anche light – e danni al cervello. Come è possibile allora che lo zucchero per tanti anni sia stato presentato come un alimento nutriente e benefico? Una ricerca dell’Università della California ha raccontato il modo in cui l’industria statunitense dello zucchero ha mentito per 50 anni sui rischi dello zucchero. La Sugar Association, a partire dagli anni ’60, ha pagato ricercatori e scienziati per pubblicare studi che non associassero lo zucchero alle malattie cardiovascolari e per mettere sotto accusa solo colesterolo e grassi saturi. Le lobby dello zucchero hanno manipolato l’informazione con metodi simili a quelli usati dall’industria delle sigarette; pochi sanno che lo zucchero è uno dei principali additivi del tabacco di sigaretta: con l’aggiunta di zucchero il tabacco è più piacevole al palato e all’olfatto e aumenta la dipendenza. Per queste ragioni oggi l’industria del tabacco è uno dei maggiori consumatori di zucchero. Per tutti questi motivi ci sono 9 società scientifiche e 300 medici, nutrizionisti, pediatri e dietisti favorevoli all’introduzione di una tassa del 20% sulle bevande zuccherate (sugar tax). La proposta di tassare lo zucchero non è piaciuta alle grandi aziende alimentari italiane. Paolo Barilla, presidente della Barilla, proprietaria di marchi e prodotti come Mulino Bianco e Ringo, ha sostenuto che l’obesità infantile non è colpa delle merendine e dell’eccesso di zucchero, ma della scarsa attività fisica dei ragazzi italiani. Per chi come me ha aderito all’appello, invece, chiedere al Ministro della Salute di tassare le bevande zuccherate sembra una necessità non più rinviabile, per un motivo molto semplice: abbiamo la percentuale di bambini obesi o in sovrappeso (30%) più alta d’Europa, dopo Grecia e Spagna. Sicuramente a questa fascia vulnerabile di popolazione serve più attività fisica e movimento, ma serve anche un messaggio forte e chiaro sulle conseguenze di ciò che si mangia si e di ciò che si beve. Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Belgio, Portogallo, Finlandia, Ungheria, Messico e Cile hanno già adottato la misura con buoni risultati: il consumo di bevande zuccherate è diminuito, le aziende hanno iniziato a ridurre il contenuto di zucchero nei loro prodotti e i soldi ricavati dalla tassa sono stati impiegati per campagne educative-nutrizionali. Non è una campagna contro il made in Italy in campo alimentare: le bevande zuccherate non c’entrano niente con la dieta mediterranea né con i prodotti gastronomici per cui siamo apprezzati nel mondo. E’ solo una prima riposta a che ci ha ingannati per 50 anni raccontandoci la bufala dello zucchero che fa bene al cervello. (nella foto una lista parziale di Paesi che hanno introdotto tasse sullo zucchero) (12-2018)